Il Museo

L'entrata del Museo

L’interesse scientifico del giacimento, l’eccezionale stato di conservazione dei reperti paleontologici, la cui fossilizzazione è stata determinata dai sedimenti vulcanici in cui erano inglobati, e la varietà della loro giacitura - dalle ossa trasportate e dislocate dalla corrente del corso d’acqua a quelle in connessione anatomica della fase palustre - hanno motivato la musealizzazione del sito.

Il museo, realizzato in occasione del Giubileo 2000 grazie ad un finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha permesso di conservare in situ il deposito, di valorizzarlo e renderlo accessibile al pubblico (FIG 11 a,b,c museo). La struttura copre un’area di 900 mq, comprendente una parte della paleosuperficie già rimessa in luce e conservata in posto, ed una parte di deposito ancora inesplorato, il cui scavo, ormai in via di completamento, ha messo ulteriormente in evidenza la spettacolarità del sito (Fig 12 o 12 b). Accanto agli ammassi disordinati delle ossa depositati dalla corrente sul fondo dell’alveo, nei livelli paludosi della fase più recente si sono conservate porzioni di scheletri di Elefante antico con le ossa ancora in parziale connessione anatomica (FIG 13 ).

Per l’allestimento museale, attualmente in corso, è stato realizzato un grande pannello (5 x 28 m.) con la ricostruzione, su base rigorosamente scientifica, dell’ambiente e della fauna riferibili alla fase fluviale del giacimento pleistocenico (Fig. 14). In un secondo pannello (3,70 x 20m), in via di allestimento [?], è stata illustrata la scena della macellazione di un elefante rimasto intrappolato nel fango e solo recentemente rimesso in luce, con un’accurata ricostruzione dell’ambiente riferibile alla fase di impaludamento dell’area. (Fig 15)