Pitture e Mosaici

Emblema di Baccano, auriga della fazione prasina, terzo secolo dopo Cristo

Al secondo piano del museo sono esposti affreschi, mosaici e intarsi di elevato pregio. Il triclinio con il giardino dipinto della Villa di Livia e le stanze della Villa della Farnesina, suggestivamente ricomposte nelle dimensioni originarie, costituiscono un esempio della decorazione domestica di prestigiose residenze romane.

Un'ampia rassegna di mosaici pavimentali, per lo più policromi, culmina negli emblemata della Villa di Baccano. Tra le pregiate decorazioni a intarsio si segnalano le tarsie dalla Basilica di Giunio Basso.

Il giardino dipinto della Villa di Livia

Triclinio con pitture di giardino dalla Villa di Livia a Prima Porta, 30-20 a.C.

Questo rigoglioso giardino dipinto ricopriva le pareti di una sala semi-sotterranea, probabilmente un fresco triclinio per banchetti estivi, nella Villa suburbana di Livia Drusilla, moglie di Augusto.

L’affresco di secondo stile, esempio più antico di pittura continua di giardino (30- 20 a.C.), presenta una varietà di piante e di uccelli naturalisticamente riprodotti.

Numerose sono le specie botaniche individuate: in primo piano, il pino domestico (Pinus pinea), la quercia (Quercus robur), l’abete rosso (Picea excelsa); oltre un recinto marmoreo crescono meli cotogni, melograni, mirti, oleandri, palme da datteri, corbezzoli, allori, viburni, lecci, bossi, cipressi, edera e acanto. Nel prato sotto gli alberi fioriscono rose, papaveri, crisantemi e camomilla, mentre nei vialetti in primo piano si alternano felci, violette e iris.

La Villa della Farnesina

Affreschi della Villa della Farnesina, da Roma, via della Lungara, 30-20 a.C.

La Villa della Farnesina, sontuosa dimora di epoca augustea, fu riportata alla luce a Trastevere nel 1879, durante i lavori per la regolamentazione degli argini del Tevere. I resti della villa furono esplorati solo in parte e distrutti, ma l’elevata qualità delle decorazioni impose il recupero di affreschi, mosaici e stucchi, da allora conservati nel Museo Nazionale Romano.
Nell’allestimento museale a Palazzo Massimo le decorazioni asportate sono state ricomposte all’interno di stanze ricostruite nelle dimensioni originarie. Si è cercato di ricreare, per quanto possibile, la sequenza delle percezioni visive che si potevano avere in antico, percorrendo la lunga galleria del criptoportico fino al giardino, dove si affacciavano il triclinio invernale e due cubicoli dalle pareti rosso cinabro, per poi raggiungere, attraverso un altro corridoio, un terzo cubicolo.
Gli svariati richiami al mondo egiziano presenti nelle decorazioni della villa possono essere letti come una celebrazione della conquista dell’Egitto. Il proprietario della residenza sarebbe da riconoscersi, secondo accreditate ipotesi, proprio nel generale Marco Vipsanio Agrippa, artefice della vittoria ad Azio. Gli affreschi, esemplari della grande pittura di età imperiale a Roma, sono classificabili nella fase finale del secondo stile.

Tarsie dalla Basilica di Giunio Basso

I due pannelli costituiscono, insieme ai due ora ai Musei Capitolini, quanto rimane della ricchissima decorazione parietale della “Basilica di Giunio Basso”, un’aula di rappresentanza dell’edificio fatto erigere sul colle Esquilino da Giunio Basso, console del 331 d. C. L’aula era completamente rivestita di pannelli in opus sectile, raffinata tecnica artistica caratterizzata dall’uso di materiali pregiati di svariate forme e dimensioni.
Un pannello raffigura un episodio celebre della saga degli Argonauti, il rapimento del giovane Hylas da parte delle ninfe.
L’altro riproduce invece una pompa circensis: al centro del circo campeggia il patrono dei giochi, forse lo stesso Giunio Basso; alle sue spalle, vestiti con tuniche di colore diverso, sono gli aurighi rappresentanti delle quattro fazioni: la rossa (russata), l’azzurra (veneta), la verde (prasina) e la bianca (albata).
Il programma figurativo insiste su miti e tematiche cari alla cultura figurativa pagana, in opposizione alla nuova iconografia cristiana dominante.