Il Medagliere

Alessandro VIII papa (1655-1667). Quadrupla in oro con il cassone del Tesoro ape

La formazione

Sorto alla fine dell’Ottocento a seguito dell’inaugurazione del nuovo Museo Archeologico romano, avvenuta in Roma nel 1889 presso il Monastero certosino di S. Maria degli Angeli, con il preminente scopo di farvi confluire tutti i materiali numismatici provenienti dal territorio di Roma e del Lazio, il Medagliere costituì il suo primo importante nucleo con i materiali numismatici rinvenuti tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 in occasione dei lavori di adeguamento urbanistico della nuova capitale del Regno d’Italia e di sistemazione dell’alveo del Tevere.

Accanto al grande quantitativo di materiali numismatici che il sottosuolo generosamente restituiva, in forma sporadica o riuniti in gruzzoli, altre varie acquisizioni andarono, nel tempo, ad arricchire i forzieri del Medagliere sino ad arrivare all’odierna consistenza di circa mezzo milione di pezzi tra monete, medaglie, pesi monetali, tessere, oggetti da conio e anche gemme, oreficerie e preziose suppellettili.

Un significativo incremento delle raccolte romane fu esercitato da una serrata politica di acquisti di lotti di monete, effettuati sul mercato antiquario con il precipuo intento di evitarne la dispersione, e, in alcuni fortunati casi, da generose donazioni, di singoli esemplari o di intere raccolte private, elargite con il munifico desiderio di tramutare la personale passione del singolo nella collettiva condivisione di un patrimonio culturale tanto faticosamente e attentamente ricostruito.

Tra i nuclei più significativi per completezza di argomento e quantità di pezzi si evidenziano:

- la straordinaria raccolta di bronzi fusi dell’Italia antica, già appartenuta al Museo Kircheriano, comprendente anche gran parte del materiale proveniente dal deposito votivo di Vicarello, sul lago di Bracciano (Roma);

- la collezione di oltre 20.000 pezzi di età romana e alto-medievale di Francesco Gnecchi;

- la raccolta di monete italiane di età medievale e moderna di Vittorio Emanuele III di Savoia, ammontante ad oltre 110.000 pezzi.

Responsabile: Dott.ssa Gabriella Angeli Bufalini - tel. 0648020254

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Percorso espositivo

percorso espositivo del medagliere

 Il primo piano interrato del Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo alle Terme è interamente dedicato all’esposizione numismatica permanente, articolata in diverse sale destinate ad illustrare gli aspetti del vivere quotidiano nell’antica Roma e la storia di quel particolare mezzo di scambio che, da oltre duemila anni, domina incontrastato la vita degli uomini: la moneta.

Al potere di acquisto del denaro e al rapporto tra forza-lavoro e produzione dei beni in ambiente romano, con particolare riferimento all’Editto dei prezzi di Diocleziano (301 d.C.), è dedicata la sala Monete e prezzi a Roma (Sala A), mentre nella sala intitolata Il lusso a Roma (Sala B) viene offerta un’esauriente panoramica delle ricchezze dei Romani, rappresentate dagli sfarzosi corredi funerari o dai preziosi gioielli rinvenuti isolatamente nel sottosuolo urbano.

Alla moneta metallica, non soltanto prezioso documento storico, ma indispensabile mezzo di scambio per la vita di ogni giorno e simbolo del potere di quanti si sono avvicendati su suolo italiano nel corso dei secoli, è dedicata la sala intitolata I metalli e la moneta (Sala C), grande forziere ipogeo suggestivamente introdotto dalla Galleria dei banchieri e degli zecchieri, naturale preludio ad un percorso scandito dalle tappe salienti della storia economica del nostro Paese.

I preziosi scettri esposti nella sala dedicata alle Insegne imperiali (Sala D) arricchiscono il quadro dei “segni del potere” in epoca romana.

Un sofisticato software di monitoraggio microambientale consente il controllo e la gestione delle condizioni di conservazione di tutti i reperti esposti.

Sala A - Monete e prezzi a Roma

Medagliere, Veduta della Sala A

Ai costi della vita quotidiana nei suoi molteplici aspetti è dedicata questa sala, che vede esposta, in quattro vetrine tematiche (l’edilizia, l’alimentazione, l’abbigliamento, il tempo libero), una selezione di oggetti legati agli usi e ai costumi dei Romani.

L’Editto dei prezzi, il calmiere per merci e servizi diffuso da Diocleziano in tutte le province dell’Impero alla fine del 301 d.C. in un momento di grave crisi economica, per porre un freno all’aumento dei prezzi e per colpire quanti cercavano di trarre illeciti guadagni attraverso l’usura, rappresenta lo straordinario documento offerto al visitatore per la conoscenza della vita economica dell’Impero romano nella prima età tetrarchica.

La trascrizione di alcuni passi tratti dall’Editto, relativi a costi di merci o a retribuzioni di attività lavorative, tutti espressi in denari, consentono un immediato confronto tra i vari generi di servizi ed una reale percezione dei commerci giornalieri.

Un programma multimediale interattivo offre al visitatore la possibilità di approfondimenti scientifici sugli oggetti esposti.

Sala B - Il lusso a Roma

Veduta della sala B

Questa sala è dedicata all’esposizione di una selezione di oreficerie e di altre preziosità di epoca romana provenienti dal territorio di Roma e provincia con lo scopo di documentare una produzione di lusso, compresa in un arco temporale che, dall’età arcaica, giunge fino all’inizio dell’età tardo-antica: oltre ai materiali rinvenuti nelle sabbie del Tevere e nel sottosuolo urbano si possono ammirare alcuni corredi funerari trovati ad Ariccia, a Vetralla e a Tivoli, a Castel di Decima, a Fidene, a Mentana, a Roma, sulla via Cassia (in località La Giustiniana), sulla Via Laurentina (in località Vallerano) e nella tenuta di Casale Guidi, presso Via della Bufalotta.

Eccezionale interesse, fra gli altri, riveste il corredo funerario della bambina di Grottarossa, esposto integralmente assieme alla piccola mummia, in considerazione della particolarità del rito dell’imbalsamazione che, sebbene praticato a Roma, trova qui l’unica documentazione materiale disponibile. Esso è corredato da un audio-visivo contenente tutte le informazioni relative alla sensazionale scoperta e i risultati delle numerose indagini scientifiche e antropologiche compiute nel tempo.

Sala C - I metalli e la moneta

Veduta della sala C

La storia della moneta metallica in ambiente occidentale è il filo conduttore che guida il visitatore lungo le nove sezioni nelle quali si articola il percorso di questa sala:

I. LA MONETA IN ITALIA E A ROMA (vetrine 1-5)

L’esposizione prende avvio dalle monete in bronzo dei popoli dell’Italia antica, dirette discendenti dall’uso, presso quelle genti, di scambiare il metallo a peso (aes rude) nelle transazioni commerciali, per giungere, attraverso le prime monete in argento romane, ma di impronta ancora prettamente greca (le emissioni romano-campane), alla creazione della prima vera moneta in argento di Roma, di peso e tipo esclusivamente romani: il denario.

II. MONETA E POTERE A ROMA TRA REPUBBLICA E IMPERO (vetrine 6-11)

Dedicata al difficile momento del trapasso dalla Repubblica all’Impero, questa sezione evidenzia il significato politico assunto dalle emissioni di moneta metallica a Roma nel periodo compreso tra l’inizio delle guerre puniche e la fine delle lotte civili, la restaurazione economica operata da Augusto (27 a.C.-14 d.C.) nel suo illuminato governo ed il difficile compito ereditato dai suoi successori (i Giulio-Claudii).

III. IMPERO E MONETA NEI SECOLI I-III D.C. (vetrine 12-20)

Le emissioni dei primi due secoli dell’Impero permettono di esaminare la linea politica e di pensiero delle dinastie regnanti, culminanti nel momento di massima espansione territoriale sotto il regno di Traiano (98-117 d.C.). Ma un’insidiosa piaga minaccia l’economia romana: il processo di svalutazione dell’argento, che già sotto Nerone (54-68 d.C.) aveva iniziato il suo decorso, arriva a toccare i suoi vertici con Commodo (180-192 d.C.), ed anche i tentativi di Caracalla (211-217 d.C.) di rafforzare la moneta d’argento con la creazione di un multiplo del denario, l’antoniniano, risulteranno vani.

IV. MONDO MEDITERRANEO E METALLI MONETATI (vetrine 21-26)

Anche gli ulteriori tentativi di Diocleziano (284-305 d.C.) di sopravalutare la moneta in argento non sortirono gli effetti sperati: la speculazione era in aumento e la strenua difesa della struttura socio-economica dell’Impero si dimostrava ormai sempre più anacronistica. Soltanto Costantino (306-337 d.C.) capì che era giunto il momento di introdurre una nuova economia, questa volta fondata sull’oro. E il dominio dell’oro, perpetuato dai popoli che, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, si succedettero su suolo italico (Goti, Bizantini, Longobardi), continuò per tutto il Medioevo.

V. LA ROMA DEI PAPI (vetrine 27-34)

Splendida cesura nel passaggio dal Medioevo al Rinascimento, si inserisce questa sezione che ospita le monete dei romani pontefici, dalle serie più antiche (gli antiquiores) sino alla caduta del potere temporale dei Papi (1870).

VI. IN ITALIA, TRA ORO E ARGENTO (vetrine 35-40)

Dopo l’anno Mille, le trasformazioni intervenute sia nel commercio internazionale sia nella situazione della politica interna dei vari paesi determinarono la formazione in Italia di aree monetarie ben definite: fulcro della situazione economica dell’Italia meridionale fu la moneta d’oro di tipo bizantino e arabo, mentre nell’Italia centro-settentrionale si impose il denaro in argento di tipo mitteleuropeo importato dai Franchi.

VII. L’ARTE DI INCIDERE MONETA (vetrine 41-49)

La moneta in mano ai Signori del Rinascimento, non più e non solo semplice mezzo di scambio e arida misura di valore, divenne un formidabile veicolo di propaganda e una straordinaria palestra di esercitazione artistica per gli incisori dell’epoca: il ritratto del signore, gli elementi della sua simbologia araldica, gli argomenti più importanti del dibattito politico e religioso dell’epoca, sono solo alcuni dei temi affrontati con straordinaria maestria sulle monete emesse dalle zecche italiane in età rinascimentale.

VIII. LA LIRA ITALIANA NEL SECOLO XIX (vetrine 50-57)

Le trasformazioni cui diedero avvio l’Illuminismo e i moti scoppiati in Francia alla fine del secolo XVIII portarono nei sistemi monetari internazionali, ormai sclerotizzati, delle profonde trasformazioni. Il vento che spirava da oltralpe sul finire del Settecento portò in Italia, al seguito delle armate napoleoniche, il franco, dal quale venne poi generata la nostra lira, segnando un punto di svolta per tutti i sistemi monetari europei.

IX. MONETA REALE, MONETA VIRTUALE (vetrine 58-62)

La radicale trasformazione della circolazione monetaria in Italia, rappresentata dall’introduzione della nuova lira a partizione centesimale, e la comparsa di valute fiduciarie (banconote) modificarono profondamente il sistema della circolazione monetaria, determinando la graduale inesorabile fine della moneta metallica a valore reale.

A questo tema e alla più recente nascita dell’euro si accenna infine nella parte conclusiva del lungo cammino espositivo nella storia della moneta.

Sala D - Le insegne imperiali

Scettro del potere

Questo incredibile tesoro, datato dalla stratigrafia agli inizi del IV secolo d. C., era originariamente costituito da quattro portastendardi, tre lance da parata e tre scettri.      

Se le parti lignee degli oggetti (le aste) sono andate perdute, si sono invece conservate le parti metalliche (in ferro e oricalco, una lega simile al moderno ottone) e le sfere in vetro e calcedonio che costituivano le parti terminali degli scettri.

Si tratta delle insegne di un imperatore romano, ovvero dei “segni del potere” che il princeps portava con sé nelle cerimonie ufficiali.

Assai suggestiva l’ipotesi che queste appartenessero all’imperatore Massenzio e che fossero state nascoste nell’imminenza della battaglia di Ponte Milvio che lo oppose a Costantino (312 d. C.) o subito dopo lo scontro, che si concluse con la sconfitta e la morte di Massenzio nelle acque del Tevere.

Galleria dei banchieri e degli zecchieri

Bassorilievo in resina con la Dea Moneta con bilancia e cornucopia

Suggestivo invito alla sala I metalli e la moneta, grande forziere che custodisce i tesori metallici giunti sino a noi dalle viscere del tempo, è questa “galleria”, che prende il nome dai bassorilievi che ne decorano le pareti, realizzati da ex allievi della Scuola dell’Arte della Medaglia della Zecca di Stato italiana su disegno dello scultore Guido Veroi.  

All’arte di batter moneta in età romana presso il tempio di Giunone Moneta sul Campidoglio e alle fasi della lavorazione del metallo, dall’incisione dei conii alla fusione dei metalli, dalla battitura dei tondelli alla verifica delle monete, sono dedicate le scene rappresentate sul bassorilievo posto a sinistra dell’ingresso, mentre alla maestria di far di conto in età antica si riferiscono le 7 botteghe di cambiavalute che si aprono sulla parete destra, suggestiva finestra sul Foro romano, la piazza fulcro delle attività economiche dell’antica Roma.

Due imponenti figure affrontate della dea Moneta, con bilancia e cornucopia, e della Liberalitas, con abaco e cornucopia, poste ai lati della centrale imponente porta blindata, introducono il visitatore in un percorso segnato dalle tappe salienti della nostra storia economica.