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Problemi di conservazione ed interventi eseguiti

Condizioni prima dell'intervento del 2005-08

La cappella è situata in una parte del monumento che presenta un contatto diretto con la rupe tufacea del Palatino. Subito in seguito agli scavi del 1900-02, i dipinti murali, specialmente quelli della parete sud ed est, hanno manifestato un forte degrado, dovuto ad infiltrazioni d'acqua e alla cristallizzazione di sali solubili. L'ottima leggibilità dei dipinti al momento della loro scoperta è illustrata da una ricca documentazione fotografica, conservata all'archivio della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. Il rapido e continuo degrado di queste pitture fu dall'inizio una delle principali preoccupazioni per la salvaguardia di Santa Maria Antiqua. Un primo intervento all'epoca degli scavi, ha provveduto all'applicazione di bordature di cemento e di ancoraggi metallici per assicurare la stabilità degli intonaci, nonché all'applicazione di un protettivo ceroso sulle superfici dipinte, con lo scopo di evitare un loro contatto con l'aria. Già nel 1906, l'inarrestabile degrado rese necessario un nuovo intervento che comprese anche un ulteriore spalmatura di “ravvivanti” cerosi. Infine, il distacco dei dipinti della parete meridionale nel 1947 e 1954 fu considerata l'unica soluzione per garantire la loro conservazione. Negli anni 70', nuovi sbiancamenti comparsi sui dipinti rimasti in situ hanno richiesto un intervento di pulitura e di revisione. Le condizioni dei dipinti e delle altre superfici architettoniche prima dell'attuale intervento, presentavano i segni di queste travagliate vicende conservative.

Operazioni di restauro effettuate nel 2005-08

(Il consolidamento delle pitture e degli intonaci non dipinti è stato effettuato in tutto il monumento nel 2002-2003 durante la seconda fase del progetto)

Superfici decorate di epoca pagana:

  • Rimozione delle bordature di cemento grossolane e sostituzione con malta a base di calce (foto 1,2)
  • Rimozione di ca. 200 grappe di ferro ossidate (foto 2,3)
  • Pulitura, localmente eseguita ad impacco (foto 4,5)
  • Equilibratura cromatica e presentazione estetica finale

Foto 1. Lavori di rimozione delle bordature di cemento Foto 2. Grappe e bordature di cemento Foto 3. Alcune delle grappe di ferro ossidate rimosse Foto 4. Pulizia eseguita ad impacco Foto 5. Tassello che mostra la differenza dopo la pulitura

Ciclo pittorico (superfici conservate in situ):

  • Fissaggio di elementi pittorici eseguiti con colore a calce di forte spessore.
  • Rimozione delle stuccature e delle bordature di cemento e sostituzione con malta a calce; le stuccature nuove hanno una tessitura scabra e sono tenute leggermente sotto il livello della pellicola pittorica (foto 1)
  • Rimozione dei protettivi cerosi alterati con batuffoli di cottone imbevuti con una miscela di solventi organici (foto 2-3)
  • Reintegrazione pittorica mediante velature di colore neutro e senza eseguire ricostruzioni di parti mancanti (foto 4-5)

Foto 1. Rimozione delle stuccature e delle bordature di cemento Foto 2. Rimozione dei protettivi cerosi alterati Foto 3. Esempio di tassello che mostra la differenza dopo la rimozione dei protettivi cerosi Foto 4. Reintegrazione pittorica mediante velature di colore neutro Foto 5. Il risultato dopo la reintegrazione pittorica mediante velature di colore neutro

Il riquadro con la Vergine col Bambino fra gli apostoloi Pietro e Paolo, i santi Quirico e Giulitta, Papa Zaccaria e Teodoto, staccato dalla parete meridionale nel 1947

(L'operazione fu eseguita, staccando il dipinto in tre parti, assottigliando fortemente l'intonaco originale, incollando una doppia tela di canapa sul retro e montandolo su un telaio ad espansione; il dipinto fu poi esposto su una parete della Sala del Fregio presso gli uffici della SAR a Santa Maria Nova)

  • Trasferimento a Santa Maria Antiqua del pannello staccato (foto 1)
  • Pulitura della pellicola pittorica
  • Velatura della superficie dipinta
  • Rimozione del telaio ad espansione e delle tele di canapa sul retro del dipinto
  • Incollaggio sul nuovo supporto in fibra di carbonio (foto 2)
  • Taglio del supporto lungo il margine esterno della pittura (foto 3)
  • Riposizionamento e fissaggio del pannello (foto 4)
  • Rimozione della velatura di protezione
  • Stuccatura delle lacune con malta a calce tenuta leggermente sotto il livello della superficie dipinta
  • Reintegrazione pittorica secondo le modalità utilizzate per i dipinti rimasti in situ (foto 5)

Foto 1. Trasferimento a Santa Maria Antiqua del pannello staccato Foto 2. Incollaggio sul nuovo supporto in fibra di carbonio Foto 3. Taglio del supporto lungo il margine esterno della pittura Foto 4. Riposizionamento e fissaggio del pannello Foto 5. Reintegrazione pittorica con la stessa modalità utilizzata per i dipinti rimasti in situ

La Crocefissione staccata nel 1954 dalla nicchia della parete sud e ricollocata in situ:

(le condizioni del supporto metallico sono stati ritenuti sufficientemente buone da non richiedere una sostituzione)

  • Rimozione della stuccatura perimetrale, corrispondente al taglio appurato durante lo stacco
  • Trattamento antiruggine di tutte le parti esposte del telaio di ferro
  • Applicazione di un nuovo sistema di fissaggio invisibile e rimozione dei vecchi ancoraggi (foto 1)
  • Fissaggio dei sollevamenti di pellicola pittorica (foto 2)
  • Consolidamento in profondità dell'intonaco originale (foto 3)
  • Pulitura della superficie dipinta
  • Rimozione e sostituzione delle vecchie stuccature
  • Stuccatura del cretto provocato da una microfratturazione in fase di distacco (foto 4)
  • Reintegrazione pittorica secondo le modalità utilizzate per i dipinti rimasti in situ (foto 5)
  • Stuccatura a livello e ricostruzione ‘a tratteggio' del taglio perimetrale

Foto 1. Applicazione di un nuovo sistema di fissaggio invisibile Foto 2. Fissaggio dei sollevamenti di pellicola pittorica Foto 3. Consolidamento in profondità dell’intonaco originale Foto 4. Stuccatura del cretto provocato da una microfratturazione in fase di distacco Foto 5. Reintegrazione pittorica secondo le modalità utilizzate per i dipinti rimasti in situ