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Lo stato di conservazione

Fin dalla riscoperta nel 1900, il degrado dei dipinti nell'area absidale del presbiterioSpazio riservato al clero nelle chiese cristiane, situato nella parte terminale della navata mediana, scelta come zona campione per le indagini preliminari, e nell'adiacente Cappella dei SS. Quirico e Giulitta è stato oggetto di grande preoccupazione.

Abside - basamento con decorazioni circolari nel 1902. Abside - basamento con decorazioni circolari oggi

Il confronto di fotografie del periodo degli scavi con la situazione attuale evidenzia la forte alterazione che ha subito questa zona. Specialmente il lato sinistro dell'absideParte della basilica composta da un muro semicilindrico (tamburo), coperto da una semicupola e la parete a sinistra dell'abside stessa hanno subito fortissime perdite di pellicola pittorica, che in alcune zone (per esempio il basamento con decorazioni circolari del periodo di Paolo I nell'abside) possono essere definite quasi totali.

 

Pianat dell'intercapedine scavata da G. Boni L'intercapedine scavata da G. Boni. A: Accesso all'intercapedine

I muri e le volte a botte del presbiterio e delle due cappelle laterali vennero ricostruite prima del 1902 e nel 1904 venne scavata un'intercapedine a ridosso dell'abside "profonda dieci metri, nel vivo sasso, per togliere la contiguità dei muri con la rupe Palatina." [Tea, 1937, p.10].

 

La decisione, nel 1945, di staccare il riquadro con la Vergine col Bambino, Santi, Papa Zaccaria e Teodoto sulla parete meridionale della cappella di Teodoto e, nel 1947, quello della Crocifissione nella nicchia soprastante, indica che i problemi conservativi in quest'area del monumento erano già acuti. Infine, l'intervento dell'Istituto Centrale per il Restauro nel 1952, che ha anche provveduto al fissaggio di alcuni frammenti pericolanti, si riferisce probabilmente alle pitture nell'abside.

 

Umidità dell'abside. Prelievo di campioni e misurazioni strumentali del contenuto d'acqua nella muratura Indagini approfondite, eseguite nell'ambito della campagna diagnostica (2001-2002), in una zona campione che comprende l'abside e le due pareti laterali, hanno dimostrato che le infiltrazioni di acque disperse, provenienti dal Palatino erano attive. Misurazioni strumentali dell'umidità strutturale hanno permesso di definire una zona con forte contenuto d'acqua (15.3-38.8%), che comprende il basamento della parete a destra dell'abside, attraversa con andamento diagonale ascendente l'abside ed interessa quasi tutta la parete a sinistra dell'abside.

Abside parte bassa - disintegrazione superficiale Questa zona presentava un degrado particolarmente accentuato dei dipinti e degli intonaci, tuttora attivo, segnalato da forti patine ed efflorescenze di sali solubiliFormazione di depositi salini più o meno consistenti, costituiti da microscopici cristalli che affiorano in superficie, che hanno provocato gravi fenomeni di disintegrazione delle superfici.

 

Analisi di laboratorio hanno indicato che si trattava di una miscela di sali con solfato di sodio (tenardite) come principale componente. L'esame microscopico di sezioni sottili Lamina ricavata da un microframmento di pittura levigato e lucidato a specchio per sottoporlo ad indagine microscopica hanno inoltre rivelato la presenza, di una sottile incrostazione superficiale di gesso che ha inglobato particellato atmosferico, con un forte offuscamento cromatico delle superfici.

 

Abside parte bassa - efflorescenze di sali solubili Il solfato di sodio deriva dal cemento PortlandIl tipo più comune di cemento; il nome deriva da una località inglese, usato in grandi quantità durante gli interventi del 1900-01. E' un sale estremamente pericoloso perché forma cristalli, che in relazione a variazioni d'umidità, possono assumere volumi differenti, sottoponendo il materiale originale a continui stress meccanici.

 

Il gesso, altrettanto dannoso, oltre ad essere generato dall'inquinamento atmosferico può anch'esso derivare dall'uso di cemento. La forte umidità nel tamburo dell'abside è anche rivelata dalla crescita localizzata di alghe verdi.

 

Abside parte bassa - microflora e sali solubili L'area al di sopra a quella più deteriorata, presenta superfici più compatte e meno offuscate da efflorescenze saline. Estesi difetti d'adesione degli intonaci, spesso associati ad una perdita di coesione interna, sono i fenomeni di degrado principali nelle zone meglio conservate.

 

La pellicola pittorica, tranne nelle zone interessate dai fenomeni di disintegrazione superficiale, presenta una buona stabilità. Questo è probabilmente da imputare ad una buona tecnica pittorica, con stesura del colore sull'intonaco fresco e l'uso di latte di calce come legante addizionale, che ha portato all' inglobamento dei pigmenti in una matrice continua di calciteSinonimo di carbonato di calcio.

 

La valutazione delle schede conservative ha evidenziato alcuni aspetti generali riguardo allo stato di conservazione dei dipinti murali e degli intonaci:

  • Il fenomeno di degrado più diffuso (ad esclusione delle aree più deteriorate della zona campione) sono difetti di adesione degli intonaci a vari livelli di profondità. Frequentemente, in presenza di più strati sovrapposti, essi sono sia distaccati tra loro che dal supporto murario. Nella maggior parte dei casi i difetti di adesione sono associati a gravi difetti di coesione interna di uno o più degli strati. I fenomeni di difetti di adesione/coesione riguardano circa il 60% delle superfici esaminate. In molte zone gli intonaci sono completamente separati dagli strati sottostanti e richiedono un intervento d'urgenza.
  • La pellicola pittorica presenta generalmente una buona stabilità;. Difetti di adesione e di coesione della pellicola pittorica riguardano solamente circa il 6% del totale delle superfici dipinte. Sono presenti, in forma piuttosto isolata, nelle aree soggette a cristallizzazione di sali solubili, ad eccezione delle aree più deteriorate nella zona absidale, nelle quali il diffuso fenomeno di disintegrazione superficiale riguarda anche la pellicola pittorica.
  • I dipinti che non hanno avuto interventi di restauro, dopo il 1900-1902, non presentano nessuna reintegrazione pittorica. Pesanti ritocchi sono invece presenti sul pannello con dipinti dell'epoca di Papa Adriano I, staccati nel 1956-57 dalla parete occidentale dell'atrio. Il fissativo ceroso applicato nel 1902, probabilmente su tutte le superfici dipinte, non sembra avere provocato una rilevante alterazione cromatica.
  • Circa il 40% delle superfici esaminate (dipinti ed intonaci) é soggetto a cristallizzazioni di sali solubili più o meno accentuate. In circa il 64% di queste superfici, il contenuto di sali solubili appare forte. Nel resto sono presenti leggeri veli biancastri.
  • Più di un chilometro di bordature di cemento, circa 690 stuccature di cemento di grandezza media (inferiore a 25 cmq ), circa 2 mq di stuccature di cemento più estese e circa 250 grappe di ottone sono state applicate durante i vecchi restauri. La rimozione di questi elementi è un'operazione molto delicata che richiede molto tempo, incidendo quindi in modo rilevante sul costo complessivo delle operazioni di restauro.
  • Gli interventi di restauro più recenti sono quelli effettuati negli anni 80', dall'ICCROM (Centro Internazionale di Studio per la conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali - Roma) sulla parete orientale dell'atrio e da Giantomassi/Zari sulla parete orientale della navata sinistra, il fronte meridionale del pilone a sud-ovest e la transenna del bema Barriera architettonica che separa il bema (piano rialzato del presbiterio) dalla parte antistante della chiesa. Le superfici trattate negli anni 80' corrispondono a circa il 25% del totale delle superfici dipinte. In gran parte questi restauri, specialmente quelli nella chiesa, hanno esiti tuttora validi. Le condizioni dei dipinti trattati sono nettamente migliori di quelle non revisionate dopo il 1900-1902 e necessitano solamente un intervento di controllo. Alcuni dei frammenti trattati nell'atrio, a causa di una maggiore esposizione agli agenti atmosferici, necessitano un intervento di manutenzione più articolato. E' in fase di progettazione una protezione integrale mediante tettoie di tutti i quattro i lati di questo spazio.
  • Anche i dipinti staccati in vari periodi non presentano gravi problemi di conservazione. La stabilità del materiale originale e l'adesione al supporto mobile sono, tranne che in punti isolati, soddisfacenti. Un'eccezione è il pannello con la Vergine col Bambino, Santi, papa Zaccaria e Teodoto della Cappella di Teodoto, conservato al Museo Forense, che risulta riportato su tela. Anche se le condizioni del dipinto sono buone, sarebbe necessario trasferirlo su un supporto rigido. Il problema dei dipinti staccati è soprattutto di natura estetica.