Genesi ed evoluzione del giacimento

Accumulo di resti ossei di varie dimensioni

Lo scavo  di questi ultimi anni svoltosi all’interno dell’area musealizzata ha permesso di avere una visione più ampia del giacimento, sia in relazione alla morfologia del fondo che alla disposizione spaziale dei reperti paleontologici.

Attualmente sono riconoscibili due parti dell’alveo poste a quote differenti e separate da un gradino di circa 80 centimetri di altezza. Al di sopra di questo il fondo del corso d'acqua appare piuttosto irregolare ed è caratterizzato da un alternarsi di aree rilevate e depresse che hanno condizionato la direzione e la velocità della corrente fluviale, determinando localmente l'accumulo di resti ossei di varie dimensioni (Fig 26).

Immediatamente a valle del gradino la morfologia dell'alveo appare decisamente più piatta e la disposizione dei resti faunistici indica una minore energia delle acque. Questa non ha portato sempre alla dispersione delle ossa di maggiori dimensioni,  come si riscontra ad esempio per i resti dello scheletro di un elefante (Fig 27) che, pur essendo smembrati, non sono dispersi e si trovano parzialmente accumulati in un’area ristretta. In prossimità della riva destra  alcune zanne di elefante (Fig 28) sono allineate parallelamente alla riva secondo la direzione della corrente; numerose ossa di grandi dimensioni, una volta depositatesi sul fondo, hanno costituito  una sorta di barriera contro cui si sono accumulati elementi ossei di minori dimensioni.

Tranne poche eccezioni, i resti faunistici e gli strumenti litici che giacciono sul fondo presentano diversi gradi di alterazione. Le ossa hanno  le superfici fortemente striate, con fratture da impatto o per calpestio (trampling); in alcuni casi si rilevano   fratturazioni intenzionali ad opera dell’uomo per l’estrazione del midollo. Nei livelli riferibili alla fase di  impaludamento dell’alveo sia i reperti faunistici che l’industria litica  presentano invece una superficie fresca.

Gli scavi più recenti hanno messo in evidenza, nei sedimenti della fase palustre, lo scheletro quasi completo e in connessione anatomica di un elefante. Del pachiderma sono finora visibili parte del cranio con le zanne ancora inserite nelle coane nasali, l’omero sinistro con accanto il radio e l’ulna destri, l’articolazione femore-tibia e fibula sinistri con le ossa del piede sinistro, la testa del femore destro e il piede destro articolato alla tibia (Fig 29).

In stretta relazione spaziale con i resti dell’elefante, rimasto intrappolato nel fango, è stato rinvenuto un consistente numero di manufatti litici (circa 200) che appaiono di particolare interesse archeologico sia per la loro distribuzione spaziale che per gli aspetti tecnologici e funzionali. La maggior parte di questii, le cui  dimensioni massime raggiungono raramente i 4-5 cm, è concentrata lungo il fianco destro della carcassa e in qualche caso a stretto contatto con essa; presenta superfici estremamente fresche e documenta tutte le fasi di lavorazione della selce. Si tratta di ciottoli interi, nuclei, schegge, scarti di lavorazione e strumenti ritoccati – essenzialmente raschiatoi -  sia su ciottolo che su scheggia. La presenza di raccordi e rimontaggi di più elementi riconducibili ai medesimi ciottoli testimonia inequivocabilmente la lavorazione in situ dei manufatti  (Fig 29), alcuni dei quali conservano ancora le tracce d’uso derivate  dal contatto con i tessuti animali. Nella stessa area e con distribuzione simile a quella degli oggetti in selce sono stati rinvenuti alcuni reperti faunistici con evidenti fratture su osso fresco e schegge, alcune delle quali intenzionali, ricavate per la maggior parte da diafisi di elefante e utilizzate certamente come strumenti.

Nel giacimento della Polledrara appare così eccezionalmente documentata una pratica di macellazione sulla carcassa di un animale morto per fattori naturali, testimoniando che, oltre alle sponde del fiume, anche la successiva area  palustre venne frequentata da gruppi umani  per le particolari possibilità di sfruttamento delle risorse animali che offriva loro questo territorio.

Accumulo di resti ossei dello scheletro di un elefante
Scheletro quasi completo e in connessione anatomica di un elefante